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Tutta la notte in ballo

HOMEFESTIVAL2016

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Sabato 3.09.2016, ore 15.35. Treviso, Home Festival 2016. Anche quest’anno FuoriPosto c’è.

Quarta e penultima data dell’evento, tra gli ospiti più attesi in serata spiccano nella line up Fabri Fibra (per il rap italiano), Ilario Alicante (per il genere house) e Martin Garrix (per l’electro house di respiro più internazionale).

Varchiamo la soglia accedendo dagli ingressi secondari e, muniti di tablet e marchingegni vari, ci dirigiamo verso il camper dall’ormai aria familiare. I cancelli principali sono ancora chiusi e la zona è semi-deserta: fa quasi strano sapere di trovarci all’Home, circondati solo da baristi e addetti alla security!

La scritta ‘Tutta la notte in ballo?’, a prova di miopi (o di vista annebbiata..) troneggia dall’alto di un manifesto e ci preannuncia un poco stimabile orario di rientro, facendoci entrare rapidamente in modalità ‘Outsiders all night long’.

Quintali di melanzane e salumi vari già sfrigolano sulle griglie, in vista dell’orda di semi-cannibali che, dalle 19 e fino alla chiusura del festival, si riverserà affamata in fila ai baracchini e non darà loro tregua.

Salutati i nostri colleghi- compagni di uscite di Bside di Vicenza, e predisposta la postazione che ci servirà di lì a qualche ora, inizia il primo giro di curiosa perlustrazione. Bastano dieci minuti in compagnia della mia collega che una potente presa di coscienza affiora in noi quasi simultaneamente: lo scarto generazionale ha già dato i suoi frutti, e ci sfila davanti con incurante nonchalance. Benvenute nel regno dei nati negli anni 2000, Erica e Valentina! E se vi state sentendo diversamente fuori posto, non allarmatevi, è del tutto normale per due classe 1988 come voi (rif. Gabry Ponte nel suo ultimo singolo docet).

Ovunque ci voltiamo, infatti, siamo circondate da gruppetti di cresciuti adolescenti, al massimo di classe 1998-2000 appunto, dalle sembianze pressoché uguali: i maschi che camminano molleggianti, berrettini pressati in fronte e occhiali da sole con riflessi fluo, cellulari alla mano e t-shirt di due taglie più ampie. Le ragazze tutte perfettamente in linea con la tendenza fashion dell’estate: capelli lisci di piastra, crop tops tagliati a livello dello sterno, micro shorts di jeans attillati e inguinali; e a chi commenta, sdegnosa, che non è questa la mise con cui atteggiarsi fieramente, io ribatto che, senza sospetto, c’è dell’invidia che sfugge tra le righe..! Perché, volendo tenere uno sguardo obiettivo, alcune di loro assomigliano davvero a delle piccole modelle.

Gli artisti di oggi, peraltro, si rivolgono in gran parte ad un target di giovanissimi, e ciò spiega perché la zona ci sembri così off-limits..

Le attrazioni ad andare per la maggiore a questo Home 2016 sono due: la postazione Clipper, che distribuisce accendini omaggio a tiratura limitata targati Home Festival; e due scale-tuffi, regolate a diversi livelli d’altezza, da cui lanciarsi per atterrare addosso ad un abbondante materasso plastificato. Con capriole aeree e volteggi malriusciti immortalati dal fotografo in erba di turno. Il tutto compreso per un tot di euro, ovviamente.

In parallelo ai concerti, sulla scia del successo dell’anno scorso, a pochi palchi di distanza torna il Colors Splash Party: un mix di effettistica colorata tra fuochi, coriandoli e ondate di colore, che vengono letteralmente sparati sulla folla che salta. Chiome e trecce vaporizzate di fucsia, nasi verdi e guance gialle si mescolano nell’afa del tardo pomeriggio: facce da Home che il nostro Paolo è pronto a digitalizzare sul posto.

Attorno alle 23, una metamorfosi sonora annuncia l’arrivo a breve di Martin Garrix. Al contrario di quanto previsto, la giovane stella olandese della scena dance elettronica non si fa attendere a lungo: alle 23.15 sbarca sul palco e abbaglia il pubblico istantaneamente. La musica sale di ritmo e volume e in una frazione di secondo è il delirio: esplosioni di luci si scagliano potenti dal palco, colonne di fuoco e turbini fosforescenti trasportano la folla in un’atmosfera virtuale; migliaia di mani si agitano in aria accompagnate da corpi pulsanti. L’effetto, a chi guarda a distanza e dall’alto, è qualcosa di ipnotico.

Lo spettacolo è sensazionale, eppure è sempre chi mi circonda ad attirare la mia attenzione: dettagli istantanei colti con la coda dell’occhio, e che si imprimono nella mente forse perché amplificati dal frastuono sottostante. Un ragazzino di neanche 12 anni, immobile, l’aria di chi si trova lì per caso, incurante della marea di gambe e zaini che gli si agitano intorno; una ragazza fradicia, i capelli attaccati al viso, occhi enormi e spalancati persi in chissà quali fascinazioni; una coppia di giovani innamorati che sembrano l’uno il doppio dell’altro, così simili nell’aspetto e nelle movenze; una donna in tenuta da pic nic montano, zaino in spalla, che stona con il contesto; una ragazzina dalle forme evanescenti, aggrappata alle spalle di un suo coetaneo, segue le mosse dell’artista attraverso lo schermo di uno smartphone,

registrando ogni dettaglio della performance musicale. E questa diversità, quest’insieme di individualità mescolate, mi incuriosisce e mi diverte, mentre mi immergo nelle evoluzioni sonore di Martin.

Poco dopo, procede il nostro lavoro di Outsiders con le domande di prassi a mo’ di questionario: cosa hai bevuto stasera? Come ti senti ora? Devi guidare? ecc. e quella a cui tutti sorridono, chi fissando l’operatore con sguardo interrogativo, chi facendolo sentire quasi un’idiota nell’avanzare una richiesta simile: - Ti sei mai ubriacato/a?-

In effetti, nessuno finora, nella mia esperienza, ha mai risposto di no..!

Poi c’è chi, del tutto inaspettatamente, anziché sbuffare per gli interrogativi di rito del questionario, prende il la da una mia domanda e inizia a raccontare la sua esperienza di pre e post dipendenza. E il racconto, mentre parla, è così spontaneo e così pieno di dettagli, che non riesco a frenare il mio impulso a chiedergli di poterlo trascrivere come testimonianza.. ed è quasi spiazzante quando esclama:

- Non ti sto facendo perdere tempo..?-

- Credimi, che sono anche gli scambi come questo a dare un senso al servizio che svolgiamo..-

Così, mentre gli faccio l’alcoltest, è questo che esce : - Io, che fumavo dall’età di 14 anni e ora ne ho 25, posso capire chi non ce la fa a smettere.. e chi non fuma non può capire cosa sia l’abitudine, cosa significhi per noi ogni singolo gesto dell’atto di fumare. È un rituale che crea dipendenza. Io tipo litigavo con la mia ragazza e il solo fatto di entrare nel negozio e comprare le sigarette mi faceva calare la tensione; poi l’aprire il pacchetto, lo scricchiolio della carta..sembra banale ma quando non ce l’hai più, ti manca anche questo..l’accensione, il roteare dell’accendino. Anch’io ho smesso e ripreso tre volte; all’inizio non è stato facile, però stavolta ho smesso del tutto e questo con l’aiuto della sigaretta eletronica, che consiglierei. Perché adesso vedo quanto c’ero dentro, prima no.-

Un ponte di parole non previsto e che si connette al resto, esauriente e diretto.

Incredibile come, a volte, si trovi qualcosa di interessante, quando non si sta cercando niente.

Attorno alle 3 passate, dopo due ore di non-stop, la fila fuori dal camper si esaurisce e noi, stanchi e soddisfatti, sbaracchiamo. Ma ci sono sempre gli ultimi che, trafelati e un po’ barcollando, arrivano chiedendo : - Mi fai l’alcol test?!-

Per stanotte chiudiamo, ragazzi.. domani ci ritrovate qui.. sempre Fuori Posto.

Valentina De Nart (outsider di FuoriPosto)